A Fano, il legame con Vitruvio ci porta immediatamente alla Basilica. Ma il suo pensiero apre un orizzonte molto più ampio. Nel De architectura, l’acqua attraversa la vita delle persone, la costruzione degli edifici, l’organizzazione della città. Seguire questo filo significa scoprire quanto la cultura del progetto possa avvicinare un testo antico alle nostre domande di oggi.
L’acqua e il piacere di vivere
All’inizio del libro ottavo Vitruvio scrive che l’acqua è indispensabile alla vita, ai piaceri e all’uso quotidiano. Fra queste parole ce n’è una sulla quale vale la pena soffermarsi: delectationes, i piaceri.
L’acqua sostiene la nostra esistenza e partecipa alla sua qualità. Accompagna le abitudini, offre sollievo, rende possibili esperienze che coinvolgono il corpo e i sensi. Il passo riguarda l’acqua nel suo insieme, ma ci aiuta a comprendere perché attorno a essa siano nate architetture tanto importanti per la vita collettiva.
Nelle terme il rapporto con l’acqua prende forma nello spazio. La temperatura, la luce, la possibilità di muoversi o sostare cambiano il modo in cui abitiamo un luogo. Progettare significa dare una forma concreta a questa esperienza.
La luce entra nel progetto
Vitruvio non inventa le terme. Quando scrive, la cultura del bagno ha già una lunga storia. Il suo contributo è raccogliere e discutere le conoscenze necessarie per costruire, spiegando le ragioni delle scelte.
Nel quinto libro, lo stesso in cui descrive la Basilica di Fano, dedica un capitolo ai bagni. Raccomanda di studiarne l’esposizione e di orientare gli ambienti caldi e tiepidi verso il tramonto invernale o, quando il luogo non lo consente, verso sud. La ragione è legata alle abitudini: il bagno si frequenta dal mezzogiorno alla sera. La luce deve accompagnare il tempo delle persone.
Anche le dimensioni degli ambienti vanno stabilite in relazione al numero di chi li utilizzerà. Dentro una misura architettonica entra così una domanda umana: quante persone abiteranno questo spazio, e come potranno starci bene?
È questa attenzione che mi interessa ritrovare oggi. Prima di scegliere l’immagine di un edificio, occorre comprendere il luogo e l’esperienza che vogliamo rendere possibile.
Sotto il pavimento delle terme
Immaginiamo di poter sollevare il pavimento di una sala riscaldata romana. Scopriremmo piccoli pilastri di laterizio che lo sostengono e un’intercapedine attraversata dai gas caldi provenienti dal forno. Vitruvio descrive questi pavimenti sospesi e ci permette di guardare dentro il funzionamento dell’architettura.
Il benessere percepito da chi entra dipende da una struttura che spesso rimane invisibile. Dietro il calore ci sono impianti, combustibile, manutenzione e lavoro. La qualità dell’esperienza nasce anche da questo accordo fra spazi e servizi.
Per un progetto termale contemporaneo è una lezione concreta. L’accoglienza comincia molto prima dell’arrivo del visitatore: nella conoscenza dell’acqua, nelle scelte energetiche, nell’organizzazione quotidiana del luogo.

Le voci intorno all’acqua
Le terme antiche erano anche luoghi d’incontro. Seneca, nella lettera 56 a Lucilio, racconta i rumori che gli arrivano dal bagno sopra il quale abita: chi si esercita, chi si tuffa, chi vende cibo e bevande. La sua descrizione, costruita per una riflessione filosofica, ci restituisce un ambiente pieno di persone e attività.
Accanto all’acqua troviamo il movimento, la conversazione, il tempo condiviso. È una dimensione che le rovine, da sole, possono farci dimenticare.
Pensando a Carignano, vorrei partire anche da qui: quali relazioni potrebbe ospitare questo luogo? Quali occasioni di incontro potrebbe offrire a chi vive nel territorio e a chi arriva da fuori? Una struttura termale può diventare parte della vita di una comunità quando sa rispondere a queste domande.
Fano e Carignano fra memoria e possibilità
Fano possiede una testimonianza precisa della propria cultura romana del bagno. Un’iscrizione antica ricorda la costruzione, la ricostruzione e, dopo un incendio, il restauro e l’ampliamento di un balineum. Vi compaiono la comunità civica e cittadini che impegnano risorse per mantenerlo in funzione. Anche attraverso questa vicenda l’acqua emerge come una responsabilità condivisa.
Carignano porta una storia distinta, legata alle sue sorgenti, al paesaggio e allo stabilimento moderno, con la palazzina costruita nel 1922. Non abbiamo prove che Vitruvio abbia frequentato quelle acque o che esista una continuità diretta con i bagni romani di Fano. Il legame che propongo è culturale: mettere in dialogo storie documentate per costruire un progetto contemporaneo riconoscibile.
La conoscenza delle acque, la cura del paesaggio, la qualità degli spazi e dell’accoglienza possono dare sostanza a quel dialogo. Il riferimento a Vitruvio acquista valore quando aiuta a motivare le scelte.
Una domanda per il futuro
Rileggere Vitruvio attraverso l’acqua significa riconoscere quanto siano vicine, nel suo pensiero, la conoscenza della natura e la vita delle persone. È un aspetto di quella sapienza circolare che continuo a esplorare: un sapere nel quale osservazione, tecnica e responsabilità del progetto si alimentano a vicenda.
Per Carignano questa prospettiva può diventare un punto di partenza. La memoria offre ragioni per tornare a guardare un luogo; il progetto deve trasformarle in possibilità concrete, sostenute dalla ricerca e dalla capacità di prendersene cura.
È questo il contributo che la cultura può offrire: aiutarci a vedere ciò che un territorio custodisce e a dare una direzione alle scelte. Nella città di Vitruvio, anche l’acqua può tornare a essere progetto.


