È una convinzione che nasce dalla mia storia. Da oltre trent’anni studio Vitruvio e la Basilica di Fano, cercando di mettere in relazione le parole di un testo antico con le tracce materiali, il disegno e la ricostruzione digitale. Costruire un modello mi ha insegnato a interrogare le fonti: ogni forma richiede una scelta, ogni lacuna pone un problema. Oggi ritrovo questa esigenza nel lavoro con l’IA.
In Vitruvio, la pratica e il ragionamento si accompagnano a una formazione che attraversa discipline diverse. In Leonardo, lo studio delle macchine dialoga con l’anatomia e l’osservazione della natura. Il rapporto fra esseri umani e macchine ha radici antiche; l’IA lo trasforma perché interviene anche nelle attività con cui elaboriamo conoscenza e prendiamo decisioni. Tornare a questa storia significa, per me, recuperare la capacità di mettere in relazione i saperi mentre affrontiamo problemi nuovi.
Dal patrimonio al laboratorio
All’Università Politecnica delle Marche dirigo Maindh_Lab. Con il gruppo utilizziamo strumenti di IA e sviluppiamo algoritmi e modelli, prepariamo dati, progettiamo sistemi interattivi e ambienti immersivi. Il patrimonio materiale e immateriale è il punto di partenza: opere, edifici e paesaggi, ma anche memorie, pratiche e saperi. Da qui estendiamo metodi e applicazioni alla moda, al design, alla nautica e ad altri ambiti della cultura del progetto.
Chi dialoga con un avatar storico incontra subito una questione concreta: come distinguere ciò che proviene da una fonte da ciò che è una ricostruzione o un’invenzione? Una risposta fluida può sembrare autorevole anche quando è sbagliata. Per questo dobbiamo rendere riconoscibili le fonti e i margini d’incertezza. La tecnologia acquista valore quando permette alle persone di capire, e non soltanto di assistere a un’esperienza coinvolgente.
Con Earth Memory esploriamo come esperienze immersive, avatar e IA possano aiutare a mantenere il legame con la Terra durante le missioni spaziali. È una ricerca in corso, con benefici ancora da verificare. La domanda che la muove è profondamente culturale: che cosa vorremmo conservare della nostra vita se dovessimo allontanarci a lungo dal mondo che conosciamo?
Fiducia, verifica, responsabilità
La mia fiducia nell’IA comprende la disponibilità a lasciarmi sorprendere e anche a lasciarmi correggere. Una risposta può suggerire una relazione inattesa e portarmi a riformulare la domanda. Ma la fiducia cresce solo se sappiamo verificare. Nella ricerca, nella didattica e nella creatività dobbiamo confrontare alternative, riconoscere ciò che manca, discutere le fonti. La facilità di ottenere un risultato rende ancora più importante capire come ci siamo arrivati.
Il controllo umano deve essere una possibilità reale, sostenuta da competenze, tempo e potere di intervenire. Una proposta grafica e una decisione che incide sulla vita di una persona richiedono verifiche diverse. Chi valuta un sistema deve poter accedere alle informazioni necessarie, contestare un risultato e fermare un processo. La responsabilità non si esaurisce in una firma finale.
Un umanesimo da praticare
Rimettere l’uomo al centro significa chiedersi quali persone possano incidere sulle scelte. Chi definisce gli obiettivi? Quali lingue, memorie e culture entrano nei dati? Chi può contestare una decisione? La competenza umanistica entra nella progettazione proprio qui: aiuta a scegliere fonti pertinenti, a riconoscere le differenze che meritano di essere preservate e a valutare per chi stiamo costruendo una tecnologia. Nel laboratorio, queste domande orientano lo sviluppo; la sperimentazione tecnica ci costringe a renderle più precise.
Con questo articolo apro un percorso di riflessione sull’intelligenza artificiale, alimentato dai progetti e dalle persone di Maindh_Lab. Racconterò ciò che sperimentiamo, i risultati e le domande ancora aperte. Vorrei che questo spazio accogliesse il confronto con chi ricerca, insegna, progetta e usa queste tecnologie ogni giorno.
Vitruvio Italia
Il Manifesto per un nuovo umanesimo vitruviano di Vitruvio Italia esprime un principio che sento anche alla base di questo percorso: «l’intelligenza artificiale deve ampliare l’umano». Invito chi condivide questa domanda a iscriversi al gruppo Vitruvio Italia e a portare esperienze, idee e dubbi. Dalla memoria di Vitruvio e Leonardo alle sfide dell’IA, possiamo costruire insieme una cultura capace di orientare la potenza dei nostri strumenti.
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